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SBARCHI, LINEA DURA. PREMIER, NO A ITALIA MULTIETNICA

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MessaggioTitolo: SBARCHI, LINEA DURA. PREMIER, NO A ITALIA MULTIETNICA   Dom Mag 10, 2009 9:59 am

SBARCHI, LINEA DURA. PREMIER, NO A ITALIA MULTIETNICA
di Yasmin Inangiray

Nessuna retromarcia sul contrasto all'immigrazione clandestina nonostante la preoccupazione espressa dal Vaticano per il respingimento di alcuni barconi con a bordo uomini e donne provenienti dalla Libia. A confermare la linea della fermezza è il premier Silvio Berlusconi che, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi con il titolare della Farnesina Franco Frattini per illustrare la politica estera nel primo anno di governo, ne approfitta per chiarire le differenze tra l'attuale esecutivo e la sinistra che "ha aperto le porte e che era ed è quella di un'Italia multietnica".

Una politica che non è poì quella del governo attuale: "Noi - chiarisce - abbiamo un'idea diversa". Ora, fa capire bene il capo del governo, l'Italia accoglierà "solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico". La lotta agli sbarchi clandestini dunque prosegue, anzi Berlusconi precisa che sulla materia non deve esserci "nessuno scandalo" anche perché i clandestini "vengono trovati in acque internazionali". In questo caso, è il ragionamento di Berlusconi, "vale il nostro diritto di respingerli". Le scelte in materia di immigrazione non comporteranno però una modifica della cosidetta 'Bossi-Fini', legge attualmente in vigore: "Non sarà cambiata - dice - e non è arrivata nessuna proposta al mio tavolo". A rafforzare la tesi del presidente del Consiglio ci pensa il ministro degli Esteri Franco Frattini che ricorda come la politica messa in campo dal nostro Paese rispecchi "le norme contenute nel patto europeo firmato a fine dicembre", allo scadere della presidenza francese dell'Unione europea. E se la sinistra è criticata per la politica sull'immigrazione clandestina, l'opposizione è presa di mira anche per l'atteggiamento tenuto per affrontare la crisi economica: "I suoi effetti - spiega - sono dovuti in parte al fattore psicologico" e, attacca il Cavaliere, "sfortunatamente c'é un'opposizione che guarda all'esistenza della crisi quasi con soddisfazione". Il premier, nel corso della conferenza stampa, ne approfitta anche per ricordare gli impegni del governo in campo internazionale, in primis il G8 a L' Aquila che fa sapere lo stesso Berlusconi, ha ricevuto il via libera anche dalla delegazione americana; e poi parallelamente l'impegno del governo nella ricostruzione dell'Abruzzo.

La decisione di tenere spostare il summit dalla Maddalena al capoluogo abruzzese è stata dettata anche dalla volontà di esprimere 'solidarieta'' alla popolazione colpitàa cui, ribadisce ancora una volta, andranno i fondi che arriveranno dall'Europa e che saranno impiegati per la ricostruzione. Infine, spazio all'economia con l'auspicio della chiusura dell'accordo tra Fiat ed Opel: "Spero ci sia un accordo positivo" dice in conferenza stampa e sottolineando come in queste operazioni incida anche il rapporto che c'é tra i governi.

RESPINTI IN LIBIA ALTRI 162 MIGRANTI
di Francesco Nuccio

PALERMO - Un nuovo respingimento, il secondo nel giro di tre giorni dopo l'accordo tra Italia e Libia, scatta nei confronti dei 162 migranti, tra i quali 49 donne e due neonati, soccorsi oggi a largo di Lampedusa. Sono queste, infatti, le disposizioni del Viminale, anche se la decisione non è stata comunicata ufficialmente. Gli extracomunitari si trovano a bordo del Pattugliatore Spica della Marina Militare, che sta facendo rotta verso il Nord Africa, come è successo mercoledì scorso con altri 227 immigrati, tra i quali 40 donne, trasferiti a Tripoli a bordo di tre motovedette. E' difficile, tuttavia, che il governo libico autorizzi una nave militare italiana a fare il suo ingresso in acque territoriali. Quasi certamente i migranti saranno trasbordati sulle motovedette libiche.

Il governo, nonostante le proteste provenienti dagli ambienti cattolici e dalle Ong, conferma dunque che la linea dura dei respingimenti "continuerà finché gli sbarchi non cesseranno", come ha dichiarato oggi il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Una decisione ribadita anche dal premier, Silvio Berlusconi: "non vedo alcuno scandalo nel riportare nei paesi da dove sono partiti immigrati clandestini trovati in acque internazionali". Ed è proprio questo il confine sottile di demarcazione che determinerà in futuro la strategia dei respingimenti. "Chi non è ancora entrato nelle acque territoriali italiane - ha spiegato Maroni - verrà rimandato nel paese di provenienza, chi entra nelle nostre acque verrà accolto come sempre, valutando se ha i requisiti per rimanere in Italia". E' per questo motivo che gli 80 immigrati soccorsi ieri dalla motovedette della Guardia Costiera a dieci miglia da Lampedusa sono stati trasferiti a Porto Empedocle. Avevano superato, sia pure di sole due miglia, il "confine" delle acque territoriali. I due gommoni sui quali viaggiavano i 162 profughi sono stati invece intercettati questa mattina a una ventina di miglia dall'isola, in acque internazionali. Per loro è scattato così il respingimento.

Era stato lo stesso Maroni, del resto, a puntualizzare: "una cosa è il rimpatrio, un'altra il respingimento, procedura prevista dalle normative europee. Il limite tra respingimento e rimpatrio sono le acque territoriali. Se qualcuno sta fuori dalle acque territoriali italiane, io impedisco che tu entri e quindi ti respingo alla frontiera, come avverrebbe a terra". Una scelta condivisa anche dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano: "Bisogna far comprendere che le nostro frontiere non sono una groviera. Abbiamo sottoscritto un trattato con la Libia e lo stiamo applicando. Siamo un paese libero, democratico e sovrano".


DDL SICUREZZA: CEI, A RISCHIO DIRITTI FONDAMENTALI
Il nuovo pacchetto sicurezza del governo, e in particolare l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, preoccupa i vescovi italiani, secondo i quali le norme, oltre a mettere a repentaglio i diritti umani degli immigrati, mettono in pericolo, più in generale, il riconoscimento dei diritti "fondamentali" alla salute e all'istruzione di tutti i cittadini. Lo ha detto ieri il direttore dell'Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, padre Gianromano Gnesotto, alla Radio Vaticana. ''Se questo presunto reato di clandestinita' non viene in qualche modo modificato - ha aggiunto Gnesotto - subiremo delle conseguenze notevoli non soltanto per quanto riguarda gli immigrati, ma anche per quanto riguarda i diritti fondamentali uali quelli, appunto, della salute o dell'istruzione''. Questo, secondo l'esponente della Cei, rischia non solo di creare una fascia di cittadini di ''serie B'' ma di fare degli immigrati delle ''non persone''. Gnesotto parla di un ''grande snodo culturale che in qualche modo e' terremotato, qui in Italia'': Un Paese dove non e' piu' scontato ''guardare all'immigrato primariamente come ad una persona, in quanto tale depositaria di diritti fondamentali che non possono essere assolutamente negati perche' togliere i diritti ad alcune persone, in qualche modo impoverisce tutti''.

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