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GHEDDAFI A ROMA, SONO QUI PERCHE' L'ITALIA SI E' SCUSATA

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MessaggioTitolo: GHEDDAFI A ROMA, SONO QUI PERCHE' L'ITALIA SI E' SCUSATA   Gio Giu 11, 2009 10:26 am

GHEDDAFI A ROMA, SONO QUI PERCHE' L'ITALIA SI E' SCUSATA




ROMA - Aula del Senato preclusa al leader libico Muhammar Gheddafi, che
terrà stamattina il suo discorso nella sala Zuccari a palazzo
Giustiniani dopo le proteste delle opposizioni che ieri erano andate
crescendo durante la giornata. La decisione è stata presa all'unanimità
dalla Conferenza dei capigruppo, convocata in serata, per evitare che
l'intervento del Colonnello in Aula diventasse un delicato caso
politico-diplomatico vista la sollevazione dei senatori
dell'opposizione contrari a far parlare in "un'Aula parlamentare,
tempio della democrazia, un dittatore che calpesta i diritti umani".

Renato
Schifani ha svolto un ruolo di mediazione per arrivare ad un soluzione
condivisa da tutti i gruppi al termine di una giornata convulsa. Si era
avuta anche, in mattinata, una spaccatura nel gruppo del Pd che
inizialmente aveva dato il proprio assenso all'intervento di Gheddafi
in Aula. A fine serata, oltre alla soddisfazione dell'Idv che con
Belisario ha condotto una battaglia contro Gheddafi a palazzo Madama
fino a minacciare l'occupazione dell'Aula, è soddisfatta anche Anna
Finocchiaro che ha parlato di "migliore soluzione possibile". La
protesta era montata dalla mattina ed era stata soprattutto l'Idv a
stigmatizzare, all'inizio della seduta, la decisone presa ieri dalla
conferenza dei capigruppo, con il solo voto contrario del partito di
Antonio Di Pietro, di consentire a Gheddafi di parlare nella veste di
presidente di turno dell'Unione Africana. Ma anche alcuni senatori del
Pd, tra cui Paolo Giaretta e Anna Maria Carloni, erano intervenuti in
Aula per criticare quella scelta, contestando di fatto il via libera
espresso ieri a nome del Pd dal vicepresidente del gruppo Nicola
Latorre, che sostituiva nella riunione Anna Finocchiaro. Il gruppo del
Pd si era subito riunito per dibattere su quella scelta e, secondo
quanto si e appreso, una quindicina di senatori avrebbero messo sulla
graticola Latorre chiedendo lumi sul suo assenso alla proposta avanzata
dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri. Al termine della riunione,
definita da alcuni partecipanti come una sorta di "processo" al braccio
destro di Massimo D'Alema, era emersa la decisione di non essere
presenti in Aula con l'invito ad Anna Finocchiaro di riportare al
presidente Schifani il no dei senatori democratici con l'invito a
cercare un'altra soluzione. Latorre, però, aveva smentito di esser
stato messo sul banco degli accusati: "Ci sono stati interventi che
hanno manifestato disagio ma non c'é stata alcuna contestazione nei
miei confronti. Se ci saranno le ascolterò, forse le dicono prima a voi
che ad altri", aveva obiettato ai cronisti che gli riferivano dei
dissensi nel gruppo. In difesa di Latorre, era intervenuto Massimo
D'Alema che vedrà il leader libico in un incontro promosso alla camera
dalla Fondazione Italianieuropei. "Il Senato concede solo l'Aula.
Pertanto mi sembra una polemica insensata", aveva osservato l'ex
ministro degli Esteri. Stessa posizione dall'ex presidente del Senato
Franco Marini. "La decisione su dove debba parlare Gheddafi spetta al
presidente Schifani - aveva detto - Ma io sono interessato ad
ascoltarlo. Quindi, in Aula o in un'altra sala, io ci sarò". Mentre
Walter Veltroni dichiarava di "condividere la posizione del Pd al
Senato" contro l'intervento in aula del colonnello libico. Maurizio
Gasparri aveva risposto alle proteste ricordando che la decisione della
Conferenza dei capigruppo era stata "condivisa da tutti tranne che
dall'Idv" e che "anche in altre occasioni era stata offerta l'Aula per
manifestazioni di vario genere". "Al Dalai Lama, Nobel della pace, non
fu consentito rivolgere un messaggio all'Aula e a chi non sa neanche
cosa sia un Parlamento sì", aveva replicato il capogruppo dell'Idv
Felice Belisario minacciando azioni di protesta clamorose dei
dipietristi domani in Senato. Anche i sentori dell' Udc avevano fatto
sapere che non sarebbero stati presenti se rimaneva la decisione di far
parlare il leader libico in Aula. Al fronte del no dell'opposizione si
era anche registrata qualche perplessità nella maggioranza, soprattutto
tra i leghisti. Alla fine, passa la mediazione e resta l'attesa per
vedere domani la reazione del colonnello libico.

BERLUSCONI ATTACCA LA SINISTRA
"E'
molto grave la posizione dell'opposizione ed è in contraddizione totale
con le posizioni dell'opposizione quando era forza di governo e con le
posizioni del signor D'Alema". Silvio Berlusconi non avrebbe mai
voluto, nel giorno della "storica" visita di Muammar Gheddafi a Roma -
che sugella un forte rapporto politico oltre ad una amicizia ormai di
lunga data - che l'opposizione rovinasse la festa impedendo al leader
libico di parlare domani nell'Aula del Senato. Rischio che oggi si
stava pericolosamente concretizzando. "Contraddizioni, quelle
dell'opposizione, a cui siamo abituati e che che registriamo -
stigmatizza in conferenza stampa accanto al leader della Rivoluzione
che annuisce con espressione severa - . Ma ci spiace dover fare i conti
con siffatta opposizione nel nostro paese". La giornata era cominciata
con un abbraccio forte ed un bacio tra i due leader. Affettuosità tra
vecchi amici scambiate non appena il leader libico è sbarcato a
Ciampino con tanto di foto sul petto di Omar Al Mukhtar, eroe della
resistenza anti-italiana. Come se il messaggio non fose
sufficientemente chiaro, Gheddafi ha pensato di portarsi dietro dalla
Libia anche l'anziano figlio del leader anticolonialista che è sbucato
dallo sportello dell'aereo subito dietro al leader. "Si chiude una
lunga pagina dolorosa", è l'accoglienza di Berlusconi a Gheddafi in
alta uniforme. "Ora che l'Italia ha chiesto scusa possiamo essere
amici", replica il leader libico. Una corrispondenza di amorosi sensi
che va crescendo di ora in ora, durante l'incontro ufficiale nella Sala
degli Arazzi a Palazzo Chigi e soprattutto nella conferenza stampa
congiunta e nella cena con uomini di governo a Palazzo Madama. Qui
Gheddafi e Berlusconi si scambiano più di un apprezzamento reciproco,
dopo la firma di diversi accordi e la promessa di consultarsi
preventivamente sulle questioni internazionali, proseguire la proficua
politica in materia di immigrazione, ampliare la quantità di energia
fornita dalla Libia all'Italia, aprire agli imprenditori italiani
importanti occasioni di lavoro in Libia e facilitare i loro
investimenti. Il premier italiano ottiene la promessa di un robusto
aiuto per un Consiglio di Sicurezza Onu allargato al nostro paese,
Gheddafi sottolinea più volte l'importanza del trattato di amicizia
siglato nell'agosto 2008, con l'indennizzo per 5 miliardi di dollari
alla Libia per i danni coloniali causati dal nostro paese. "Ci voleva
una grande volontà per uscire dai rapporti difficili causati dalle
eredità del colonialismo e dal dolore causato al popolo libico e per
avviare una nuova stagione di pace , amicizia e collaborazione -
sottolinea Berlusconi - Io sono particolarmente felice del
miglioramento dei nostri rapporti, ci ho lavorato dal '94, per 15 anni.
E ora colgo il frutto di quel lavoro. Una vera e profonda amicizia mi
lega a Gheddafi, leader di grande saggezza. La sua visione su Corno
d'Africa, Medio Oriente, Iraq si è rivelata nel tempo giustissima e per
me illuminante. Sono certo che a questo incontro ne seguiranno altri, a
partire dal G8 all'Aquila, dove Gheddafi rappresenterà i paesi
africani". Il leader libico ricambia. Parla di Berlusconi come di "un
uomo di ferro, l'unico che ha saputo chiedere scusa al popolo libico e
risarcirlo per le sofferenza causate dai crimini del colonialismo
fascista". Oggi Berlusconi è "un ottimo amico del popolo libico, che
può accogliere gli eredi della resistenza in questa visita storica,
perché un'era si è chiusa e ne è inziata un'altra". E questo "solo
grazie al caro amico Berlusconi ed al suo governo, alle decisioni
storiche e coraggiose che il nostro amico ha saputo assumere". E tanto
per fare il paio con le critiche all'opposizione del Cavaliere e gli
appunti severi al 'Signor D'Alemà, anche Gheddafi afferma: "Altri ci
avevano provato, ma hanno fallito. Siamo riusciti solo nell'era del mio
amico Silvio".

GHEDDAFI RINGRAZIA BERLUSCONI
ROMA
- "Oggi l'Italia ha chiuso con il passato", si è "voltato pagina" e
questo è stato possibile grazie al "coraggio" di un "uomo di ferro" che
si chiama Silvio Berlusconi. Se non è amore poco ci manca, quello che
sembra essere scoppiato tra le due sponde del Mediterraneo: Roma e
Tripoli sembrano oggi Paesi fratelli, almeno a sentire le parole del
leader libico, Muammar Gheddafi, al termine della sua prima, intensa
giornata romana. "Negli ultimi anni abbiamo provato a raggiungere
questo trattato, ma non ce l'abbiamo fatta. Ci siamo riusciti nell'era
di Berlusconi", ha detto il colonnello nella lunghissima conferenza
stampa congiunta con Silvio Berlusconi a Villa Madama. Il leader libico
ha spiegato senza mezzi termini che solo grazie al "coraggio" di
Berlusconi, è stato possibile "chiudere con il passato". "Non è che
altri governi precedenti non ci abbiano provato, ma hanno fallito", ha
spiegato il leader. Riconosco nel leader Gheddafi una "profonda
saggezza", ha subito ricambiato il premier Silvio Berlusconi,
sottolineando di essere legato al colonnello da "vera e profonda
amicizia", coltivata in questi ultimi quindici anni. E Gheddafi di
rimando: "E' una giornata storica, si è chiusa un'era e se n'é aperta
una nuova: la pietra miliare l'ha posta Berlusconi". Ma Gheddafi non si
è limitato ai complimenti: ha garantito che si batterà perché l'Italia
abbia addirittura un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza
dell'Onu. Seggio che, a suo avviso, merita più di altri pretendenti ben
più quotati, come Germania o Giappone. "L'Italia ha svolto un ruolo
importante nella seconda guerra mondiale: ha fatto cadere il fascismo,
è uscita dall'Asse e ha combattuto con gli alleati contro il fascismo e
contro il nazismo. Quindi - ha garantito Gheddafi - questo dovrebbe
essere preso in considerazione, e l'Italia dovrebbe essere compensata
perché è più meritevole di avere un seggio permanente all'Onu. Dirò
questo all'assemblea generale (la Libia a partire dai prossimi mesi
presiede l'assemblea, ndr)". Il colonnello ha anche promesso che le
"porte della Libia sono aperte alle aziende italiane e a tutta la
cooperazione", confermando che durante la sua permanenza a Roma
incontrerà diversi imprese italiane. L'atmosfera idilliaca si è
incrinata un'attimo solo quando i giornalisti hanno introdotto il tema
dell'immigrazione: "Il problema dei richiedenti asilo è una menzogna
diffusa" che "fa ridere", ha tagliato corto Muammar Gheddafi. "Ci sono
milioni di persone che sono attratte dall'Europa e che ci vogliono
venire. Pensiamo che milioni di persone abbiano un problema di asilo?
E' una cosa che fa davvero ridere", ha aggiunto. "Se li respingete -
conclude riferendosi ai respingimenti che l'Italia ha attuato nei
confronti degli immigrati clandestini nell'ultimo periodo - vi dicono
che fate azioni contro i diritti dell'uomo. Allora vogliamo lasciare le
porte spalancate e che tutta l'Africa venga in Europa?", si è chiesto
retoricamente. Per poi così concludere: "In Africa non ci sono problemi
politici", ha assicurato, ricordando che gran parte della popolazione
"vive nelle foreste e nel deserto e non ha identità, tantomeno identità
politica. Sentono che al nord ci sono i soldi, la ricchezza e partono".


Ecco il programma ufficiale della visita nel dettaglio:

GIOVEDI' 11 GIUGNO:
In mattinata - Ore 12.30 - Incontro-dibattito con studenti e docenti
dell'Università la Sapienza Ore 18.00 - Incontro in Campidoglio con il
sindaco Gianni Alemanno. Il colonnello ha annunciato anche che
dall'Aula Giulio Cesare si affaccerà sulla piazza michelangiolesca e
pronuncerà un discorso di una ventina di minuti.

VENERDI' 12 GIUGNO:
Ore 10.30 - Incontro in Confindustria con il presidente Emma
Marcegaglia e gli imprenditori italiani Ore 12.30 - Incontro
all'Auditorium della Musica con il ministro per le Pari opportunità
Mara Carfagna e 700 donne esponenti del mondo imprenditoriale, politico
e culturale italiano Ore 16.30 - Incontro alla Camera con il presidente
Gianfranco Fini. Quindi, nella Sala della Lupa, tavola rotonda
d'eccezione organizzata dalla Fondazione Italianieuropei con due ex
ministri degli Esteri, lo stesso Fini e Massimo D'Alema e l'ex ministro
degli Interni Giuseppe Pisanu. Terminata la parte ufficiale della
visita, il colonnello libico si tratterrà a Roma anche sabato 13.
Giornata in cui sono possibili, anche se non confermati, una serie di
incontri del leader libico nella gigantesca tenda beduina che ha fatto
montare nei giardini di Villa Pamphili, storica dependance del governo
italiano. In lista di attesa per incontrare il colonnello ci anche sono
gli italiani 'cacciati' dalla Libia nel 1970.

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